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FARE LO SVE NEL CUORE DELL’OLANDA

22 marzo, 2011

Corinna

Ecco il racconto della nostra Corinna, tornata recentemente dal suo SVE in Olanda!

Carissimi ragazzi, eccomi ritornata dallo SVE in Olanda. Sono pronta a convincervi  a partire! La prima cosa che vorrei dire a tutti è di buttarsi nonostante la paura  iniziale perché ogni cosa è più facile da vivere che non da immaginare. Io ho vissuto  un’esperienza piuttosto “alternativa”, avendo trascorso 7 mesi in un paese di  campagna non lontano dal confine tedesco (nulla a che vedere con Amsterdam!).  Ho lavorato in una casa-famiglia che offre ospitalità a bambini con disagi familiari  o con disabilità, dove ho potuto giocare con i bimbi e fare sfoggio della mia arte  culinaria preparando quasi sempre la cena- anche se la cucina non è la vostra passione, sappiate che in Olanda tutti gli italiani sono considerati a ragione dei bravi chef!

Per non essere troppo noiosa, vi  riassumerò gli aspetti dell’Olanda che mi hanno colpito di più o per cui varrebbe la pena trascorrerci un periodo.

  • Vedere come funziona il mondo del sociale. L’esperienza che ho vissuto nella casa-famiglia è stata molto appagante grazie soprattutto al personale adulto, estremamente professionale e disponibile, che mi ha guidato lungo il percorso. Anche i miei coinquilini portoghesi, che hanno lavorato in una fattoria che favorisce l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate o con disagi psichici, hanno vissuto una bella esperienza. Fare lo SVE in questa realtà mi ha anche permesso di sfatare un mito che spesso i “meridionali” d’Europa hanno nei confronti del Nord: non è che al Nord si lavori di più – anzi, probabilmente di meno – ma si rende di più semplicemente perché l’organizzazione è migliore!
  • Andare in bicicletta cimentandosi con il freno a pedale (tranquilli, non è così difficile come possa sembrare!). In Olanda troverete piste ciclabili ovunque, e finirete col percorrere almeno 10 chilometri al giorno senza nemmeno accorgertene. Gli olandesi praticamente usano solo la bici per spostarsi, fieramente sprezzanti di qualunque condizione atmosferica. Io ho provato ad imitarli, devo dire con risultati piuttosto deludenti sul terreno nevoso. E poi – se doveste visitare Amsterdam – occhio al traffico perché non è così difficile essere travolti da una bici che corre all’impazzata!
  • Provare a studiare seriamente l’olandese per un paio di mesetti, e poi capire che è meglio lasciar perdere. La pronuncia piena di suoni duri e gutturali e l’ordine sintattico confuso potrebbero essere una sfida avvincente per esperti di linguistica, ma forse non per me. Comunque non spaventatevi: con l’inglese potete muovervi ovunque!
  • Visitare le tipiche città olandesi. Oltre ad Amsterdam, vi consiglierei Utrecht – importante centro universitario – ma anche altre città più piccole e meno conosciute, che racchiudono gioielli di architettura fiamminga e parchi fantastici, come Arnhem o Nijmegen. Anche il vicino Belgio, che pure non è tanto famoso dal punto di vista turistico, merita un giretto: è davvero bello immergersi nell’atmosfera fiabesca di Bruges, o ancora visitare i centri storici di Anversa o Bruxelles, dove tra l’altro potrete provare l’imperdibile piatto a base di cozze e patatine fritte nei ristorantini tipici.
  • Gustare il kwark, mangiandolo con il cucchiaio direttamente dal grande barattolo da un litro. Se l’Olanda è famosa per i formaggi, non tutti probabilmente conoscono il kwark, che è uno yogurt particolarmente cremoso – simile come consistenza a quello greco – che spesso viene mangiato come dessert, accompagnato da pezzi di frutta fresca o secca, sciroppo di mele oppure cereali. Come direbbero gli olandesi, “heel lekker”!
  • Sperimentare una nuova cultura. Qualche shock culturale c’è stato, non posso negarlo, come ad esempio pensare prima di partire di essere travolti di domande al proprio arrivo ed essere accolti, al contrario, con un’apparente indifferenza, oppure mangiare una pizza con acini d’uva e ananas. Gli olandesi non sono persone particolarmente curiose e certamente il vostro arrivo non li sconvolgerà. Ci vuole tempo per creare un legame profondo, per questo vi consiglierei di provare a fare “il primo passo” per entrare in sintonia.

    Mulino olandese

Per finire, auguro a tutti voi di avere un coordinatore bravo com’è stato il mio, pronto ad accogliervi e ad aiutarvi a risolvere tutti i problemi “tecnici” che si possono presentare (non avete idea di quante volte mi si sia bucata la bici!) A questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio e lasciarvi il mio indirizzo email, nel caso in cui abbiate bisogno di un consiglio o di un incoraggiamento: corinna.garuffi@gmail.com

Corinna

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